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In Toscana e in Sicilia

245855
Giselda Fojanesi Rapisardi 18 occorrenze
  • 1914
  • Cav. Niccolò Giannotta, Editore
  • Catania
  • Verismo
  • UNICT
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In Toscana e in Sicilia

racconto dove meglio ella ha saputo fondere la descrizione e l'analisi,, . "Se a questo volume di Racconti si volesse contrastare ogni altro merito, ne

In Toscana e in Sicilia

- Guarda l'Assuntina come si spiccia, come fa trillare il fuso! Già, chi fa per sè, fa per tre, dice il proverbio. E.... a quando le nozze? - domandò

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, che radunava i polli, si fece animo e le disse: - Sposa, avreste per carità un cantuccio nella stalla per farci passar la notte a questa disgraziata? La

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tratto, si buttò la giubba di velluto sbiadito sulle spalle, si mise il cappello in testa, e senza aprir bocca, s'avviò verso il paese. Il padrone, per

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avevano avuto un bel guadagno con quello che passava loro l'ospedale. Gli occhi grandi e mesti della Virginia si dilatarono per un istante, ma poi

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Virginia e Cencio del Sartini. Il Bizza si sbracciava dicendo che la camicia se l'era guadagnata da vero e la voleva fina e coi ricami sul davanti. Prima

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, come se tutto quello che vedevano fosse roba sua, la condusse in piazza del Duomo, la Virginia si fece pallida pallida, fermandosi, ed esclamò: - O

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Ogni giorno i due giovani si vedevano come se si incontrassero per caso, ora restando sull'uscio delle camere a chiacchierare, dimentichi del tempo

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rimediarci? O prima o poi doveva pur ritornare a casa. Tutti brontolavano e Cencio pareva lì lì per mandare ogni cosa all'aria. A Pasqua ci si arrivava presto

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, insieme con la sua povera mamma, che ormai la Betta si era persuasa d'essere una creatura inutile, anzi nociva, un "mangia pane a ufo,, , come la

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parlava come di cosa certa. Al disgraziato si piegarono le gambe; cadde seduto sulla terra che lavorava; chinò il capo e pianse. Cencio rimase male e

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n'andò davvero. La Gegia pianse, si disperò, voleva morire, ma non morì. Vuol dire che non era giunta la su' ora, come dicono quei buoni campagnuoli.

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fosse una bastarda, senza nome, senza famiglia, senza diritti civili... , sentimentalismi, se volete, ma la sua anima, in cui era tanta alta

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diventarle nuora. La gna' Pudda faceva l'indifferente, ora che si maritava con un altro, e diceva che non v'era stata la volontà di Dio: ma donna Micia

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- Passa l'Annaccia! passa l'Annaccia! Era il grido pauroso che si sentiva di quando in quando a traverso la campagna, ripetuto da una casa all'altra

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allegra il ciel l'aiuta,, pensava lui e, con la Gegia, le cose sarebbero andate bene; e allora c' era andato a veglia. In paese invece dicevano che si

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farmi questo racconto, diventò seria seria, e gli occhi grandi e superbi le si empirono di lagrime. Seguitò dicendo che suo marito era zappatore; ma

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accaduto? - domandai a quella che conoscevo meglio delle altre. - È sparita la gnà Sara - rispose breve breve una che per solo segno di commozione si

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